Teatro dell'Opera di Roma

L’organo a canne del Teatro dell’Opera di Roma è uno strumento particolare nella sua composizione fonica e venne allestito nel 1930 da Guido Buccolini su fornitura della Ditta Balbiani-Bossi; alla realizzazione del medesimo partecipò con entusiasmo il Maestro Pietro Mascagni.

" Posto al lato destro del palcoscenico, lo strumento si sviluppa in tutta la sua altezza (oltre i 10 metri) completamente racchiuso in una cassa espressiva. La consolle è posta in una cantoria situata al di sotto della cassa espressiva.

E’ un organo dalle caratteristiche tipicamente liturgiche; l’organo a canne generalmente è rappresentativo di un’insieme di orchestra con i diversi registri che riprendono le distinte sonorità (flauto, viola, violoncello, ecc.). In questo caso anche grazie all’attenta presenza del Maestro Pietro Mascagni lo strumento prese la sonorità tipica di un’espressione sacra, come conviene ad un organo da teatro ovvero l’esatta distinzione convenzionale tra organo liturgico e organo da concerto. “Dalle sue evanescenze e profondità, la sonorità dell’organo riesce, quasi come una delle grandi voci di natura, a parlare allo spirito umano come eco di voce del Creatore. Il profano non la tocca, mentre lo spirituale la sublima, perché sa di essere un linguaggio che interpreta felicemente il colloquio con Dio”. Così hanno inteso l’organo due tra i più grandi organisti, Frescobaldi e Bach.

L’organo a canne del teatro dell’Opera di Roma è composto di una tastiera di 58 note e di una pedaliera di 27 note, i registri ovvero le sonorità della pedaliera sono scure e profonde, tutti i corpi sonori (canne) sono in legno; i Do1 dei 16 piedi (piedi = antica misura corrispondente a 324,84 mm abbreviabile con l’apostrofo), ContrabassoI, ContrabassoII, Subasso, sono alti all’incirca 6 metri, i due registri da 8’ (Ottava e Basso) si sposano con quelli da 16’ con i quali si fondono alla perfezione, sviluppandone proprietà di chiarezza e agilità, il Basso di 32’ nella sua maestosità emette un suono severo entrando in vibrazioni oscure rinforzate nella prima ottava con quinte superiori e nella seconda ottava raddoppiate con il 16’.

Il Basso 32’ venne usato anche nella scena iniziale dell’”Otello” di Giuseppe Verdi, per dare sonorità al mare in tempesta facendo entrare in dissonanza le prime tre, quattro note creando vibrazioni cupe e profonde.

La prima tastiera si esprime con il Principale di 16’ e di 8’, la voce limpida e trasparente tipica dell’organo nella concezione italiana dello strumento, che insieme ai rimanenti registri da 8’, 4’ e 2’ si lanciano verso la mirabile architettura del Ripieno ripartito in Ripieno grave e Ripieno acuto per un insieme, nelle diverse file, dal suono chiaro ed eloquente “l’esaltazione del suono fondamentale per mezzo di armonici artificiali in ottava e in quinta, graduati in forza verso gli acuti” (G. Sizia).

Infine la Voce Celeste da 8’, una sonorità rappresentativa del romanticismo organistico, che emette un suono oscillante provocando l’illusione di un palpitare espressivo, un effetto ottenuto nell’accordare, rispetto al corista, le canne leggermente crescenti .Una sonorità che si usa con moderazione per colorire o sottolineare alcuni brani; Cesar Franck patriarca del romanticismo organistico ha segnato una volta sola la Voce Celeste 8’, per 22 misure, nel Gran Pièce Symphonique.

Nel 1890 circa, quando il Teatro dell’Opera di Roma era ancora Teatro Costanzi, venne installato un piccolo organo Vegezzi Bossi a due tastiere (che fu poi trasferito all’Associazione Musicale J.S. Bach) con il quale fu rappresentata “La Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni, prima assoluta al Teatro Costanzi il 17 maggio 1890. Il 2 maggio del 1921 Mascagni mise in scena “Il Piccolo Marat”, successivamente a quel periodo iniziò la collaborazione per la progettazione dell’organo a canne del Teatro che venne ultimato nel 1930 e del quale si avvalse nella rappresentazione de “La Cavalleria Rusticana” nel 1943.

La storicità dell’organo a canne del Teatro dell’Opera di Roma è avvalorata dall’uso del medesimo in rappresentazioni quali:

“La Tosca” (Tedeum) di Giacomo Puccini, “La Favorita” di Gaetano Donizetti, “La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi, “L’organo di Bambù” di Ennio Porrino ed altre

Uno strumento importante e significativo del quale si è reso necessario un attento e scrupoloso restauro, effettuato dalla ditta Buccolini, per restituirlo al suo ruolo più congeniale: quello di raccontare i suoni, le immagini, i colori e la storia di un’importante Teatro come quello dell’Opera di Roma.
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Stefano Buccolini
(Restauratore e Costruttore organi a canne)










Vista sul palcoscenico dall’interno dello
strumento attraverso le griglie dell’espressione.

Tastiera Unioni e Accoppiamenti Pedale
Principale 16’ Sub ottava bassi Subbasso 16’
Principale 8’ Super ottava bassi Contrabbasso 16’ I
Eufonio 8’ I al Pedale Contrabbasso 16’ II
Principalino 4’ Super I al Pedale Basso 8’
Ottava 4’ Sub ottava soprani Ottava 8’
XV 2’ Super ottava soprani Basso 32’
Ripieno grave    
Ripieno acuto    
Gran Ripieno    
Voce Celeste 8’    


Organo a canne ad una tastiera (Do1-La58) e pedaliera (Do1-Re 27), è uno strumento a trasmissione elettrica con smistamento del pedale, somiere grande a pistoni con membrane ed elettromagneti originali dell’epoca.



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